Portarono mia nonna – povera, sorda e incapace di parlare dopo l’ictus – al mio monolocale con due valigie e un biglietto: “Ora è una tua responsabilità, non contattarci più”; all’epoca riuscivo a malapena a pagare l’affitto, ma la nutrivo, la lavavo, le tenevo la mano durante le notti, mentre tutta la famiglia rimaneva in silenzio – finché un giorno mio zio le mise una penna in mano e lei scelse proprio quel momento per parlare.
La prima volta che mia nonna parlò dopo l’ictus, accadde in una sala conferenze al quinto piano di una vecchia…